E’ di questi giorni la polemica suscitata dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni riguardo alla diffusione in rete di un controverso titolo giapponese. Il gioco di cui stiamo parlando è l’ ormai celebre RapeLay. Il titolo in questione è già stato oggetto di accese discussioni fomentate da schiere di detrattori che trovano inaccettabili i contenuti del gioco. Cosa rende tale titolo così sconvolgente da far mobilitare addirittura un ministro? Semplice, RapeLay è in sintesi quello che potremmo definire come “simulatore di stupro“. La cosa ovviamente può destare subito reazioni violente, perché l’ idea che un videogioco possa rappresentare un abuso, che di solito è materia da cronaca nera, è considerata dai più deprecabile. Ma facciamo un po’ di chiarezza. L’ ormai famigerato gioco è stato sviluppato dalla giapponese Illusion Soft, non un’ associazione di criminali, ma uno studio di sviluppatori con all’ attivo numerosi titoli di diversi generi. La casa nipponica, però, si rivolge espressamente ad un pubblico di adulti, si tratta di giochi, quindi, non destinati ai minori. Questo è un punto essenziale, perché, comunque, se parliamo di RapeLay, dobbiamo essere almeno consapevoli che ci ritroviamo in un contesto strettamente legato all’ industria dell’ erotismo (o della pornografia, eventualmente). Il problema può essere nel fatto che il gioco, grazie a traduzioni fatte da fan e al file sharing è facilmente reperibile in rete e questo chiaramente comporta che il gioco potrebbe finire per essere scaricato anche da quell’ utenza di minori ai quali il titolo non è assolutamente rivolto. Nessuno mette in dubbio che gli abusi sessuali siano un crimine grave, ma l’ appello del ministro lascia un po’ sconcertati. La Meloni infatti dichiara: “Farò richiesta alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di intervenire presso i gestori che attualmente offrono la possibilità di scaricare da internet Rapelay, affinché rimuovano il gioco dalla rete” Come alcuni hanno già fatto notare non sarà così facile togliere dalla rete tutte le copie del suddetto gioco, vista la sua già considerevole diffusione. Questo rivela la poca conoscenza del web, delle reti in generale e delle modalità che determinano la diffusione del materiale online da parte della Meloni, che col suo appello assolutamente irrealistico, fa un po’ sorridere, ma lascia anche basiti. Viene spontaneo chiedersi, però, come mai il ministro della gioventù ponga tanta attenzione ai videogiochi, invece di concentrarsi su altre questioni che attanagliano l’ universo giovanile. Inoltre, alcuni sostengono, che tutto questo polverone, porterà della pubblicità indiretta al titolo che la Meloni si prefigge si fermare.












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