Affrontare un argomento un po “diverso” dalla solita news è sempre abbastanza piacevole. Stamattina, girovagando su internet, ho visto delle foto di Obama del Nobel da lui vinto ed alcune della sua campagna elettorale. Un grande impatto mediatico, decisamente. Spaziando con la mente, poi, mi sono chiesto quanto i videogiochi e la politica possano fondersi, a che punto possano arrivare.
Così ho fatto qualche ricerca perchè volevo saperne qualcosa di più: ho capito come la parola “videogioco” sia sulla bocca dei politici più spesso di quanto si pensi. Allo stesso modo, i videogiochi prendono spunto da situazioni ed aspetti del mondo reale. Indovinate quale di questi intendo? L’evoluzione di un media come il videogioco, si sa, era inevitabile. Un po’ come quella dei computer e dell’hardware in generale. In questo modo, tra l’altro, è possibile simulare circostanze sempre più realistiche e vicine al vero, come vedremo tra poco.
Ce n’è per tutti i campi e per tutti i livelli, è chiaro: a partire dai giochi in flash, quelli che facciamo in ufficio per passare il tempo oppure a casa durante i classici cinque minuti di noia. Parlo dei giochi super partes, come “Presidential Paintball”, dove a colpi di vernice bisogna conquistare la casa bianca e spodestare gli altri concorrenti. Anche in casa nostra, tuttavia, le cose non cambiano! Ricordo qualche mese fa il “Super Dario” promosso su facebook e con protagonista il segretario del PD Dario Franceschini. Stavolta il gioco non era poi così super partes.

Gli esempi più seri invece coinvolgono molto spesso l’estero: “Serious Policy”, titolo di produzione inglese, simula un ambiente politico dove più persone, per esempio i ministri, dovranno scambiarsi pareri per prendere decisioni importanti per l’intera popolazione. Insomma, un titolo orientato all’educazione civica più che ad un impronta di parte. Non potrebbe essere un ottimo strumento per insegnare questa antica arte che è la politica?
Come dicevo precedentemente, inoltre, la situazione può anche essere contraria, e da questo lato non mi voglio dilungare in quanto è stato già fatto abbondantemente. Si parlerebbe infatti del lungo braccio di ferro tra videogamers (o meglio, case di sviluppo di videogiochi) e censura, enti pubblici contro enti privati.
Rispondiamo dunque alla domanda finale: interessante duetto o pericolosa equazione? Alla domanda, purtroppo, c’è una risposta banale ma quanto mai vera. Dipende da come lo si usa. Come ogni media può essere usato saggiamente oppure no. Tutto sta al buon senso delle persone e dei governi.












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